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Tag: #RizzoliBologna

45586: un SMS per un sogno.

Dal 29 febbraio al 14 marzo donare è ancora più semplice: aiutaci anche tu a realizzare questo progetto straordinario!

Come? Dona 2€ da cellulare inviando un SMS al numero 45586, nel testo scrivi ciò che vuoi, oppure dona 5€ o 10€ da telefono fisso chiamando il numero 45586: una voce registrata ti guiderà fino al termine dell’operazione.

Sapevi che il 30% dei pazienti dello Ior ha meno di 18 anni?
La Terrazza nasce per loro, un luogo dedicato ai degenti più piccoli: un luogo fatto di ampi spazi luminosi, colorati, polifunzionali, pensati su misura, dove bimbi e ragazzi possono giocare, svagarsi, frequentare la scuola, passare momenti sereni con famigliari e amici

Per distrarsi, anche solo per qualche ora, dal periodo di cure in ospedale.

RICORDA: SMS SOLIDALE È ATTIVO FINO AL 14 MARZO!

SOSTIENI il progetto “La Terrazza dei Bambini” della Fondazione Istituto Ortopedico Rizzoli, CONTRIBUISCI alla nascita di un luogo dedicato ai pazienti pediatrici in cui potranno vivere momenti di gioco, spensieratezza e studio. 

Simone: bisogna amare la vita così com’ è!

“Nella vita ho imparato che bisogna amarla cosi com’è. Non sempre tutto va come avevamo previsto, o come volevamo, e va bene cosi: la vita è una soltanto e bisogna viverla sempre al meglio.”

Simone Demaggi è un ex paziente dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, oggi giocatore della Nazionale paralimpica di Basket e nella seria A con la  Briantea 84. 

Simone ha subito l’amputazione di una gamba a 17 anni, a seguito di un osteosarcoma, ma non si è lasciato abbattere: “Lo sport paralimpico mi ha ridato i sogni che custodivo. Arrivare a vestire la maglia della nazionale vuol dire tanto: per me la nazionale è sempre stata fondamentale, una spinta a lavorare per un grande obiettivo. La prima volta che l’ho indossata ho provato un’emozione che poche cose nella vita mi hanno procurato. Anche il fallimento fa parte del gioco, anzi è molto importante saperlo sfruttare: è  sbagliando che si cresce, dagli errori si impara e si migliora!

“Un consiglio? Continuare a sognare. In grande. Tenersi stretti i propri sogni qualsiasi essi siano e fare di tutto per raggiungerli. Non è la realizzazione del sogno la cosa più importante ma tutto quello che faremo noi per realizzarli: la strada che percorreremo ci farà diventare le persone che vogliamo essere. Io ho esaudito il sogno che avevo da piccolo: diventare un giocatore di basket.  Molti ancora pensano allo sport paralimpico come uno sport per aiutare il disabile, mentre è uno sport a tutti gli effetti: ci alleniamo due volte al giorno, andiamo in trasferta, viaggiamo per il mondo!

Da pochi mesi accanto a questa parentesi sportiva io e la mia fidanzata abbiamo avuto la fortuna di avere una bimba che si chiama Isabella ed è uno splendido nuovo capitolo della nostra vita che stiamo vivendo!”

Grazie Simone per aver condiviso con noi la tua voglia di sognare!

Simone Demaggi e Paolo Cevoli

Insieme per realizzare un sogno.

Realizziamo assieme un sogno? 

La partnership siglata con Virtus Segafredo Bologna sta regalando  emozioni in campo e fuori: l’impegno del Club virtussino in questa  importante collaborazione a sostegno dei progetti della Fondazione Rizzoli ha sostenuto, nelle prime due partite dedicate, il progetto La Terrazza dei Bambini, progetto che vuole agevolare il percorso di cura dei pazienti pediatrici e regalare uno spazio dedicato in cui possano incontrare famigliari e amici, vivere momenti di svago, frequentare la scuola.

La partnership ha preso il via con la partita del 16 dicembre 2023 in cui abbiamo narrato  la storia di Simone: a 16 anni promessa del Teramo Basket, a 17 anni arriva la diagnosi di osteosarcoma a sconvolgergli la vita.
In cura all’Istituto Ortopedico Rizzoli guarisce dopo 12 cicli di chemioterapia e l’amputazione della gamba. Simone non si lascia abbattere e riprende a fare sport: “Lo sport paralimpico mi ha ridato i sogni che custodivo, mi ha permesso di ricominciare a sognare! Appena ho saputo del progetto della Fondazione ho voluto sostenerlo: per me La Terrazza dei Bambini è uno spazio per sognare, per rompere la routine e regalare serenità ai pazienti pediatrici che devono vivere lunghi periodi di degenza”.
Simone ora gioca nella Nazionale paralimpica di Basket e il suo sorriso racconta la sua serenità!

La seconda partita della Virtus Segafredo Bologna dedicata a sostenere la Fondazione e i suoi progetti si è giocata lunedì 15 gennaio 2024: ospiti narranti di questo evento Leonardo e Glenda che hanno scelto per il loro matrimonio le bomboniere solidali dell’Istituto Ortopedico Rizzoli a favore del progetto La Terrazza dei Bambini.
“Abbiamo deciso di donare appena abbiamo scoperto il progetto La Terrazza dei Bambini”... Leonardo è paziente dell’Istituto Ortopedico Rizzoli da quando aveva 5 anni: abbiamo raccontato qui la sua storia.

Sul cubo della Segafredo Arena è stato proiettato il video che racconta l’esperienza di paziente pediatrico di Leonardo e la scelta condivisa con Glenda di contribuire a realizzare La Terrazza dei Bambini: un’emozione davvero forte!

Per poter realizzare tutto questo abbiamo bisogno del tuo aiutosostieni il progetto La Terrazza dei Bambini della Fondazione Istituto Ortopedico Rizzoli.

DONA ORA e contribuisci a realizzare questo importantissimo progetto.

Ricorda: GUARDA SEMPRE IN ALTO!

Il nostro grazie a Leonardo e Glenda

Il nostro grazie a Leonardo e Glenda, sposi dal cuore generoso.

Leonardo è un giovane uomo di 31 anni pieno di vita e travolge con la sua energia: pratica tantissimi sport, ha tantissimi amici con cui ama fare cene casalinghe o andare al cinema.
Accanto a lui c’è Glenda, si sono sposati meno di un mese fa e si conoscono dal liceo: da come si guardano si capisce quanto amore c’è tra loro.

Il giorno del proprio matrimonio è un giorno speciale: Leonardo e Glenda sono stati d’accordo fin da subito nel voler rendere il loro matrimonio un giorno ancora più speciale con una piccola donazione a chi aiuta gli altri: nel giorno più bello della loro vita hanno scelto le bomboniere solidali dell’Istituto Rizzoli: la loro donazione andrà a supportare il progetto “La Terrazza dei Bambini”.

Leonardo è stato un piccolo paziente dell’ortopedia pediatrica e ci dice: “Sapere che un bambino potrà passare anche solo un’ora spensierata grazie al nostro aiuto, rende questo giorno ancora più bello.”

Leonardo è nato con una malformazione che impediva una normale deambulazione. Preso in cura dall’equipe della Struttura Complessa di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica, figure che hanno un posto di rilievo nel suo cuore, affronta più operazioni e per 5 anni porta il fissatore di Ilizarov. “Me lo ricordo benissimo: giocava a calcio con le stampelle! Niente lo ha mai fermato!” E’ Glenda a raccontarci come Leonardo non abbia pensato per un attimo a farsi abbattere e proprio lei gli ha proposto di realizzare le bomboniere solidali per l’Istituto Rizzoli. Le bomboniere, che hanno creato loro stessi con amore, sono bellissime e ne sono molto orgogliosi, a chiuderle un piccolo anello prodotto da Leonardo con la sua stampante 3D: è diventato ingegnere meccanico e crea tutto quello che può con la sua stampante.

Mentre ci salutiamo suona il campanello: sono gli amici, stasera si va tutti al cinema! Domani Leonardo gioca a paddle, dopodomani c’è il tiro con l’arco, e poi il tennis…

Grazie Leonardo e Glenda!

Quando lo sport tifa per la solidarietà: Virtus Segafredo Bologna.

Nasce la partnership che vede l’impegno del Club virtussino in una importante collaborazione a sostegno dei progetti della Fondazione Rizzoli.
Partnership che prende il via con la partita del 16 dicembre, nata per sostenere i progetti a favore dei pazienti dell’IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli.

Acquistando il biglietto della partita Virtus-Reyer, che vede le V nere contro la squadra di Venezia, aiuterai a riempire di vita la Terrazza dei Bambini!
Sì, perché Virtus ha deciso di donare una parte del ricavato dei biglietti, di determinati settori, a questo progetto della Fondazione Rizzoli.

Sapevi che il 30% dei pazienti dell’Istituto Ortopedico Rizzoli ha meno di 16 anni?
La Terrazza vuole essere un luogo dedicato ai pazienti più piccoli: un luogo dove bambini e ragazzi possano giocaresvagarsi, frequentare la scuola e stare assieme.
E vivere serenamente il periodo di degenza.

Virtus biglietto
Facsimile biglietto

Obbiettivo raggiunto ma… non ci fermiamo!

20.170 volte grazie!
Con il prezioso sostegno di tante persone generose abbiamo raggiunto e superato il nostro obiettivo a meno di un mese dall’apertura della raccolta fondi per “Vivere il Linfedema”.
Sempre più persone hanno deciso di essere con noi in questo importante progetto a sostegno di “Vivere il Linfedema”.
Insieme possiamo andare oltre: la raccolta prosegue, sei ancora in tempo a donare!

La musica fa bene, la musica fa del bene.

Insieme per il Linfedema. Il Maestro Giorgio Zagnoni in concerto con la Filarmonica di Modena.

La musica incanta e fa del bene.
Un concerto eccezionale per sostenere “Vivere il Linfedema” e donare all’ Istituto Ortopedico Rizzoli un nuovo dispositivo ad imaging di fluorescenza, in collaborazione con LILL.
Il Maestro Giorgio Zagnoni, flauto solista di rinomata fama, e la Filarmonica di Modena hanno incantato il pubblico della splendida Sala Vasari dello IOR, al completo per l’evento a sostegno di “Vivere il linfedema”!

Grandi emozioni per gli ospiti che con la loro presenza hanno sostenuto questo importante progetto che vuole aiutare l’Istituto Ortopedico Rizzoli ad arricchire la rete dell’offerta dei servizi della Regione Emilia Romagna, con il supporto della Lega Italiana Lotta al Linfedema, nel creare il Centro Regionale per Diagnosi e Trattamento Chirurgico del Linfedema, un Polo Diagnostico e Chirurgico che sia punto di riferimento sia per la nostra regione sia per tutti i pazienti che provengono da fuori regione che soffrono di questa patologia.

Vivere il LINFEDEMA

Linfedema: 40.000 nuove diagnosi all’anno in Italia, 300 milioni di persone in tutto il mondo ne soffrono. Pochi centri specializzati per effettuare una diagnosi rapida e impossibile da eliminare definitivamente, il linfedema rappresenta una malattia molto diffusa e altrettanto invalidante che colpisce una fetta abbondante della popolazione.

Ecco alcune testimonianze di associate di Lega Italiana Lotta al Linfedema.

Sconvolgente… Sapere della possibilità di aver sviluppato il linfedema è stato sconvolgente.

Non sono più soltanto R., io sono anche il mio linfedema ora: ho subito una trasformazione che mi ha obbligato a imparare un nuovo modo di vivere, di fare le cose quotidiane.

Poche settimane dopo l’intervento è comparso improvvisamente l’ingrossamento della gamba sinistra… un vero e proprio trauma.

Il dottore mi disse: “Signora le ho salvato la vita, cosa vuole che sia una gamba gonfia… si metta i pantaloni!”

Se avessi ricevuto la diagnosi subito, all’insorgere dei sintomi, non sarei arrivata al terzo stadio della malattia: è questo che fa mi stare male, sapere che ci sarebbero state delle possibilità per approcciarsi alle cure e non arrivare a questo punto.

La Sanità pubblica mi passa un bracciale ogni 8 mesi, ma è impensabile che basti. Oltre al dolore anche la beffa di tutti i costi a nostro carico!

Un tema delicato: noi Fondazione Rizzoli vogliamo accendere un riflettore su questa patologia spesso misconosciuta.

Come? Desideriamo apportare un contributo significativo per affrontare questa malattia: attraverso un approccio integrato, in rete con le associazioni che già se ne occupano, che parta da una corretta diagnosi, passi ad un corretto trattamento per arrivare, se necessario, alla microchirurgia.

Con il tuo aiuto possiamo raggiungere due grandi obiettivi: il primo è acquistare un dispositivo ad imaging di fluorescenza, tecnologia all’avanguardia, fondamentale per consentire la visualizzazione dei dotti linfatici, altrimenti non identificabili ad occhio nudo, e la loro funzionalità. Consente perciò al chirurgo di identificarli sul paziente, per poi intervenire con tecnica microchirurgica. Questa strumentazione diagnostica è assolutamente necessaria per identificare precocemente la patologia del linfedema nei pazienti e per poter effettuare gli interventi di microchirurgia.

L’obiettivo più ampio, il secondo, è aiutare l’Istituto Ortopedico Rizzoli ad arricchire la rete dell’offerta dei servizi della Regione Emilia Romagna, con il supporto della Lega Italiana Lotta al Linfedema, nel creare il Centro Regionale per Diagnosi e Trattamento Chirurgico del Linfedema, un Polo Diagnostico e Chirurgico che sia punto di riferimento sia per la nostra regione sia per tutti i pazienti che provengono da fuori regione che soffrono di questa patologia.

Che cos’è il linfedema?

Il linfedema è una condizione patologica legata ad un accumulo di liquidi nei tessuti, causata da un’alterazione del sistema linfatico che si manifesta con il gonfiore di una parte del corpo.
E’ una patologia evolutiva che tende a divenire cronica fino ad avere spesso conseguenze invalidanti, sia sul versante fisico che psicologico.

Linfedema primario: dovuto a malformazioni congenite del sistema vascolare e/o linfatico.
Coinvolge più frequentemente ma, non esclusivamente, gli arti inferiori; è di maggior riscontro nel sesso femminile, ad insorgenza precoce (prima dei 35 anni) e, più raramente, ad insorgenza tardiva (dopo i 35 anni). Molto rari sono i casi presenti dalla nascita o nei mesi successivi.

Linfedema secondario: compare quando si crea un danno diretto del sistema linfatico,quali traumi, infezioni, interventi chirurgici, terapie radianti. La forma secondaria più frequente è il linfedema oncologico, conseguente all’intervento di asportazione di linfonodi, resa necessaria per la cura di alcune forme neoplastiche.

Christiana N.: ogni giorno è un nuovo domani.

“ Avevo 21 anni quando ho scoperto il nome della mia malattia: osteosarcoma.
A 21 anni non immaginavo che avrei indossato una parrucca, che la chemio avrebbe portato via i miei lunghi capelli.

Sono Christiana, ho 23 anni e sono studentessa all’ultimo anno di Dentistry and Dental Prosthodontics, a giugno 2021 ho ricevuto la diagnosi di osteosarcoma al femore prossimale: mi è crollato il mondo addosso e da lì è cambiata tutta la mia vita.
Il dolore che mi ha portato al Pronto Soccorso dell’Istituto Rizzoli non era un’infiammazione muscolare dovuta all’equitazione, i medici l’hanno capito subito che c’era qualcosa che non andava. Quello che pensavo fosse un semplice ingresso in PS si è trasformato in ricovero con un gesso che mi impediva qualsiasi autonomia.

Sono stata ricoverata al Rizzoli per mesi, sola e senza poter vedere nessuno, nemmeno i miei genitori poiché ero già maggiorenne.
Il Covid complicava maggiormente una situazione che mi sembrava irreale: avevo contatti con le persone care solo tramite videochiamata e questo mi ha fatto capire quanto sia importante la vicinanza fisica, per sopportare il percorso di cura. Solo dopo un po’ di tempo mia madre è stata autorizzata a starmi accanto per aiutarmi.

Ho affrontato terapie fortemente debilitanti e poi sono stata operata: l’intervento è riuscito benissimo grazie ai professionisti del Rizzoli ma purtroppo le terapie non avevano dato i risultati sperati.

Sono fortunata: ho potuto soggiornare a Bologna durante il lungo periodo di cure, non posso non pensare a chi non è fortunato come me e deve sobbarcarsi ore di viaggio stando male.

A gennaio 2022 sono tornata finalmente a casa, con una protesi al femore, senza capelli, gonfia: non mi riconoscevo più e ho dovuto imparare a riconoscermi di nuovo, piano piano.
I primi controlli sono andati bene e io cominciavo di nuovo a camminare dopo i lunghi mesi allettata.

L’esito del terzo controllo è una nuova dura prova: il male non se ne è andato, si è preso altro spazio nel mio corpo. Ho affrontato nuovi interventi. Nonostante tutto questo non ho mai interrotto i miei studi, non ho mai mollato, non ho mai lasciato che i pensieri negativi si impossessassero  di me.

Il mio corpo era abitato da qualcosa di estraneo, ma la mia testa rimaneva mia. Non avevo il controllo sul fisico ma lo avevo sulla mia mente. Non potevo e non volevo lasciarmi abbattere, non potevo permettermelo se volevo affrontare quello che mi stava accadendo. Avevo capito una cosa fondamentale: il buon umore, alimentare sempre energie positive, perseguire comunque i propri obiettivi e soprattutto condividere momenti con le persone a cui vogliamo bene erano l’unica via percorribile per non farsi sopraffare dalla malattia.

I miei genitori mi sono sempre stati vicino e mi hanno dato una grande forza; sono volati negli USA per cercare nuove possibili cure; Boston, MIT, Mayo Clinic… la risposta è stata unanime: restate al Rizzoli, è il centro migliore dove curare questo tipo di tumore. Di una cosa sono certa: senza il Rizzoli forse ora non sarei qui.

Quest’estate purtroppo ho dovuto nuovamente riprendere le cure, ma non lascio che questo alteri troppo la mia vita, la settimana è divisa tra cure e università: la mattina sono in reparto e il pomeriggio studio, sono anche membro attivo di gruppi di ricerca. A luglio mi laureerò!

A farmi compagnia durante le 4 ore di viaggio che mi separano dal luogo delle cure all’università, c’è Sandy la mia cagnolina di un anno che è una fonte inesauribile di tenerezza e allegria.

Quando al Rizzoli ho scoperto il progetto “La Terrazza dei Bambini”, ho subito avvertito fortissimo il desiderio di contribuire alla realizzazione di questo meraviglioso e importantissimo spazio.

Con la mia cara amica Alessandra abbiamo quindi pensato di fondare un piccolo brand made in Italy per produrre una collezione di borsette handmade: Knotted BagParte del ricavato delle vendite lo doneremo a sostegno della nascita de“La Terrazza dei Bambini”Knotted ha preso vita ufficialmente a Luglio e mi consente di proiettarmi nel futuro, nonostante le prove difficili che devo affrontare.

La vita è forte, è più forte di tutto: continuare a portare avanti le proprie ambizioni, i propri progetti, credere nei propri sogni, non mollare mai, non diventare lo specchio della propria diagnosi… questa è la medicina più importante per guardare al domani con fiducia.

Ogni giorno è nuovo giorno che riempio di tante cose, sono da sempre una ragazza con tanti interessi e voglia di fare: lo studio, il lavoro, le persone care, il progetto Knotted Bag...

Ogni nuovo giorno è un domani in più. Ed io nel mio domani ci credo, nonostante tutto.”

Medici, botanici e alchimisti. Viaggio tra scienza e arte nelle collezioni del Rizzoli

“Medici, botanici e alchimisti. Viaggio tra scienza e arte nelle collezioni del Rizzoli”: la nuova mostra in allestimento nello spazio museale della Biblioteca dell’Istituto Ortopedico Rizzoli apre domenica 8 ottobre 2023.

La passione per lo studio della natura ha permeato il Rinascimento ispirando innumerevoli ricerche sulle piante e le loro proprietà curative. La mostra nasce nel solco di tali conoscenze e ispirazioni svelandoci la connessione straordinaria tra la Scienza e l’Arte che continua a ispirare e a celebrare la bellezza della natura.

La responsabile delle Biblioteche Scientifiche dell’Istituto Ortopedico Rizzoli Patrizia Tomba e la nota scultrice Mirta Carroli allestiscono un’esposizione che connette Scienza e Arte.

Già negli erbari più antichi troviamo l’Albero della Vita, simbolo di nascita e rinascita con radici in molte culture: tronco, rami, foglie, fiori, frutti, radici, sono stati accuratamente osservati e acquarellati in splendide tavole.

L’artista Mirta Carroli, partendo dal concetto di Leonardo da Vinci “… ha messo la natura la foglia degli ultimi rami di molte piante che sempre la sesta è sopra la prima…”, crea un personale “Albero della Vita” le cui foglie richiamano un prezioso monile a forma di foglia ogivale esposto nella teca centrale dello spazio museale della Biblioteca.

Entrambe le opere dialogano con i preziosi libri della Donazione Putti come il Commentarii, dato alle stampe dal medico Pietro Andrea Mattioli nel 1554: un’enciclopedia farmacologica caratterizzata da magnifiche xilografie a colori in cui sono descritte centinaia di piante e le loro potenzialità.

A concludere la mostra alcune opere con studio dal vero di Remo Scoto (1898-1965), uno dei disegnatori anatomici più apprezzati in Italia.

L’esposizione inaugura domenica 8 ottobre alle ore 17 e a seguire, alle ore 18, nella Sala Vasari, il concerto curato dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.

Sempre domenica 8 ottobre l’Istituto Ortopedico Rizzoli propone visite guidate alla biblioteca cinquecentesca dell’Ospedale, antico luogo di studio dei monaci olivetani, affrescata nel 1677 da Domenico Maria Canuti, allievo di Guido Reni. La Biblioteca conserva una delle più rare e complete collezioni librarie esistenti in campo ortopedico. L’evento cade nella seconda giornata nazionale degli Ospedali Storici Italiani organizzata da ACOSI (Associazione Culturale Ospedale Storici Italiani).
Visite guidate gratuite: ore 15, 15.30, 16 e 16.30 per gruppi di massimo 15 persone a turno. Per info e prenotazioni biblioteca@ior.it

Occasioni davvero imperdibili per conoscere l’importante patrimonio artistico dell’Istituto!

Appartiene a questo patrimonio anche il giardino all’italiana, ora in disuso, voluto dal Professor Putti che trasformò quello che era uno spazio riservato ai soli pazienti in un giardino in stile rinascimentale facendo costruire eleganti aiuole, una balaustra in pietra, una scalinata, una fontana circolare e alcune panchine.

La Fondazione è impegnata nel progetto di ripristino del giardino all’italiana dell’Ospedale: un passo importante per restituire l’eleganza e la bellezza del luogo rendendolo fruibile a pazienti e visitatori.

Migliori ospedali ortopedici al mondo: il Rizzoli nella top ten.

8° posto al mondo nella graduatoria annuale dei migliori ospedali ortopedici redatta dalla rivista statunitense Newsweek, prestigioso magazine USA che annualmente cura una graduatoria dei migliori ospedali al mondo distinti per specialità. 
 
Condividiamo con orgoglio l’importante riconoscimento internazionale ottenuto dall’ Istituto Rizzoli: “riconoscimento che nasce dall’altissima specializzazione delI’ Istituto, in cui la stretta integrazione tra assistenza e ricerca consente di offrire sempre nuove opportunità di cura” come commentato dal direttore generale Anselmo Campagna. 

Qui l’articolo completo del Newsweek: The World’s Best Specialized Hospitals 2024-Orthopedics

 

Fondazione Rizzoli e Ant insieme per Enrico.

L’unione fa la forza! Fondazione Rizzoli e Ant insieme per aiutare Enrico a ricevere una nuova protesi che gli garantirà una migliore qualità di vita.

Enrico, in arte Bubu Doc, operato al Rizzoli nel 2017 per un raro tumore osseo, necessita di una nuova protesi ortopedica: quella che attualmente Enrico utilizza è logora ed obsoleta e gli causa dolore tanto da rendere difficile il camminare. 

La Fondazione Istituto Ortopedico Rizzoli, con il suo progetto Do.P.O. (Donazioni Protesi Ortopediche), ha prontamente raccolto l’appello di Ant, per collaborare nel raggiungere la cifra di 20.000 euro, necessari per acquistare nuovo ausilio, fondamentale per rendere la vita di questo ragazzo, già messo a dura prova in tenera età, un po’ più semplice.

Il nuovo ausilio, fabbricato dall’azienda Ottobock, permetterà ad Enrico di muoversi con minor fatica e un minor dispendio energetico: tutto questo per prevenire eventuali complicanze dovute all’affaticamento eccessivo nel movimento. 

La protesi è caratterizzata da articolazioni del ginocchio e dell’anca polifunzionali in titanio e a controllo idraulico, mentre il piede sarà in fibra di carbonio. 

Non appena abbiamo appreso della necessità di Enrico di una nuova protesi e dell’impegno di Ant nella raccolta fondi per l’acquisto – spiega Federica Guidi presidente della Fondazione Rizzoli – abbiamo attivato il nostro progetto Do.P.O. istituito fin dalla nascita della Fondazione affinché i pazienti con necessità particolari possano accedere a protesi altamente tecnologiche ed evolute, sulla base di un progetto riabilitativo adeguato. Siamo molto felici di collaborare con la Fondazione Ant e contribuire a dare la possibilità ad Enrico di tornare ad una vita piena, alle sue attività e alle sue passioni. 

La Fondazione crede molto in questo progetto e speriamo, dopo questa prima importante possibilità, di contribuire ad aiutare molti altri giovani e non solo a ritrovare le forze per superare gli ostacoli imposti da traumi o malattie”. 

La Fondazione Rizzoli si è quindi impegnata ad aggiungere ai fondi raccolti dalla campagna di Ant, e alla quota coperta dal sistema sanitario nazionale, tutta la cifra necessaria per affrontare il costo del nuovo ausilio realizzato su misura per Enrico, dalle caratteristiche molto particolari. La campagna di raccolta di Ant è stata pertanto chiusa e dall’inizio di agosto i fondi saranno già disponibili per l’acquisto.

Rizzoli su misura: 3D Lab

Innovazione in Ortopedia. Medicina personalizzata. Impianti su misura. Custom-made. 3D printing. Team working. Queste le parole chiave alla base del progetto 3D Lab, all’interno del più ampio “Rizzoli su Misura”. A raccontarci questo importante progetto è l’ingegner Alberto Leardini, direttore del Laboratorio di Analisi del movimento e valutazione funzionale protesi

Il progetto 3D Lab nato all’interno dell’Istituto Ortopedico Rizzoli rappresenta un’innovazione significativa nel campo della medicina personalizzata e degli impianti su misura. L’Istituto, da tempo, si occupa con grande competenza di pazienti che necessitano di cure personalizzate, grazie all’esperienza di esperti clinici e ricercatori specializzati nel campo del custom made.

L’obiettivo principale del nostro Istituto è creare un laboratorio 3D centralizzato che funga da punto di riferimento per i chirurghi e permetta la condivisione di tecnologie e competenze tra i professionisti. Inoltre, l’obiettivo è di creare un archivio storico di casi clinici significativi per migliorare costantemente la cura personalizzata del paziente e formare le nuove generazioni di chirurghi ed ingegneri.

La progettazione su misura offre numerosi vantaggi e i prodotti del 3D Lab trovano ampio campo di applicazione nella chirurgia ortopedica, inclusa quella oncologica, la pediatrica, la ricostruttiva e recentemente anche la chirurgia elettiva di particolare complessità. La stampa 3D consente la produzione di replica esatta dell’area anatomica di interesse, i biomodelli, a partire da immagini avanzate come la tomografia computerizzata e la risonanza magnetica, e software di ricostruzione 3D. I nostri ortopedici, supportati da ingegneri e tecnici specializzati, possono studiare e progettare dispositivi personalizzati, come impianti, placche, innesti o guide di taglio, con estrema precisione. I materiali utilizzati per la stampa 3D sono polimeri plastici o resine per la produzione di prototipi, mentre gli impianti finali sono realizzati in titanio o cromo-cobalto.

La progettazione personalizzata degli impianti in ortopedia è strategica poiché permette di ridurre i tempi chirurgici, migliorare i risultati clinici, diminuire la riabilitazione e i fallimenti, nonché limitare i costi complessivi.”

L’area identificata per il 3D Lab sarà l’ex archivio fotografico dell’ospedale, sarà dotata di computer ad alte prestazioni e stampanti con diverse tecnologie e materiali. Quest’area servirà come centro di analisi delle immagini, modellazione anatomica, progettazione e stampa di prototipi. Inoltre, ospiterà spazi per la formazione, l’archivio dei casi clinici e il materiale didattico e storico.

Il 3D Lab non solo favorirà una maggiore sinergia tra i professionisti nell’assistenza ai pazienti, ma sarà aperto anche ai pazienti stessi, agli studenti, alle istituzioni e alle aziende per apprendere e discutere le attività di progettazione personalizzata. I medici e gli operatori sanitari potranno comunicare direttamente con i ricercatori e i tecnici per lo sviluppo ottimale delle tecniche e dei dispositivi, favorendo ulteriori miglioramenti nella progettazione e nella realizzazione di impianti personalizzati.

Il centro di progettazione personalizzata avrà sede presso il Rizzoli di Bologna, ma potrà servire anche le altre sedi del Rizzoli a Bagheria, Bentivoglio e Argenta tramite servizi digitali a distanza.

In futuro sarà valutata anche la possibilità di ampliare ad altre strutture questo prezioso servizio.

Laboratorio fotografico: un nuovo spazio museale.

Il progetto Rizzoli su Misura dell‘Istituto Ortopedico Rizzoli prevede la realizzazione, nello spazio che un tempo era dedicato al Laboratorio fotografico, di un 3D Lab con postazioni e stampanti 3d di ultima generazione.

Ma non è tutto: uno spazio museale aperto al pubblico verrà presto realizzato a fianco di questo laboratorio altamente tecnologico: spazio che vuole raccontare l’affascinante storia di come, dalle prime radiografie diagnostiche e fotografie della fine del 1800 si sia arrivati oggi a progettare elementi ad hoc per ogni paziente; di come gli strumenti di analisi utilizzati solo un secolo fa, che oggi appaiono oggetti antichissimi, siano in realtà gli antenati delle tecnologie 3D che permetteranno al Rizzoli di essere sempre luogo d’eccellenza e all’avanguardia nella diagnosi e cura.

L’Istituto Rizzoli, oltre al suo importante patrimonio storico-artistico rappresentato dal complesso architettonico dell’ex Convento di San Michele in Bosco e dalle opere Seicentesche in esso presenti, vanta anche un ricco patrimonio storico-scientifico che racconta la sua storia e il progresso medico nel campo dell’ortopedia. 

Questo patrimonio, situato nei depositi dell’ospedale, ha raccolto nel corso degli anni migliaia di negativi fotografici in vetro datati dal 1896 al 1970, pellicole 16mm dagli anni ’70 agli anni ’90 e strumenti d’epoca utilizzati per l’analisi delle radiografie. Inoltre è presente una collezione di scheletri e parti anatomiche affette da patologie ortopediche che raccontano sia la storia dell’Istituto Rizzoli che il progresso medico-scientifico nel corso del tempo.

Fino ad ora, questi preziosi oggetti sono rimasti inaccessibili al pubblico, ma presto avranno uno spazio espositivo proprio negli antichi locali del laboratorio fotografico, adiacenti al 3D Lab. Questo spazio espositivo sarà un luogo in cui la storia dell’Istituto Rizzoli e i progressi nella ricerca e nel trattamento delle patologie ortopediche potranno essere rivelati e condivisi con il pubblico.

Attraverso la mostra di negativi fotografici, pellicole, strumenti d’epoca e parti anatomiche, i visitatori avranno l’opportunità di immergersi nella storia dell’Istituto Rizzoli e scoprire come sia diventato uno dei migliori istituti ortopedici al mondo. 

L’apertura di questo spazio espositivo a supporto del 3D Lab rappresenterà un punto di incontro tra la storia e la medicina, offrendo una prospettiva unica sulle scoperte e le innovazioni nel campo dell’ortopedia nel corso dei secoli, oltre che  un’occasione per valorizzare il patrimonio storico-scientifico dell’Istituto Rizzoli e renderlo accessibile a un pubblico più ampio. Sarà un luogo di scoperta e apprendimento non solo per i pazienti e i professionisti sanitari, ma anche per gli appassionati di storia, gli studenti e il pubblico in generale.

Francesco Rizzoli, il “chirurgo filantropo”

Nel 1879 un anziano chirurgo, ormai prossimo alla morte, acquista l’ex convento di San Michele in Bosco, per creare un sofisticato stabilimento ortopedico da donare Bologna, città che tanti anni prima lo aveva accolto.

Un uomo solitario e parsimonioso dedito al miglioramento sociale e scientifico della sua professione, il cui contributo alla costituzione dell’Ortopedia moderna è enorme: l’ortopedia assume nel corso della sua vita un valore particolarmente rilevante, famose le sue operazioni, veloci e meticolose, in un momento storico nel quale la sterilizzazione e l’anestesia  erano solo ai loro albori. 

Molti avranno intuito di chi stiamo parlando: Francesco Rizzoli.

Conosciamo assieme la figura di quest’uomo a cui dobbiamo la nascita dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, oggi tra i più rinomati al mondo.

Francesco Rizzoli nasce a Milano nel 1809 in una famiglia di umile origine.
Il padre, luogotenente di Gioacchino Murat,viene ucciso in un agguato brigantesco e Francesco, ancora bambino, con la sorella Teresa, deve trasferirsi a Bologna sotto la tutela dello zio paterno.

Nonostante le  precarie condizioni economiche, che lasciano un segno in lui tanto da vivere per tutta la vita con una  parsimonia quasi ossessiva, il giovane riesce a  laurearsi sia in Medicina, nel 1829, sia in Chirurgia, nel 1831 per poi subito iniziare un’intensa attività accademica e ospedaliera che parte al “Pio ospedale del Ss. Salvatore” dove sarà primario  fino al 1855, e che lo porta nel 1840 ad ottenere la cattedra di “Chirurgia teorica e ostetrica”.

Dal 1842 è membro del “Collegio medico-chirurgico” ove insegna alle levatrici  la disciplina ostetrica, che proprio a Bologna tra Sette e Ottocento era entrata nei programmi di insegnamento. 

Nel 1855 ricopre la cattedra di “Clinica chirurgica” e assume nello stesso anno la direzione della “Clinica chirurgica universitaria”, ai tempi nell’Ospedale Azzolini nei pressi dell’Università.

Già dal 1852 è presidente della  Società medico-chirurgica di Bologna, ruolo che ricopre sino alla morte.

Dimostra prontezza e abilità gestionale decidendo di accogliere, nei distretti distaccati del suo nosocomio, l’esubero dei malati di colera del 1855: decisione che gli fa ottenere il diploma di aggregazione alla nobiltà bolognese.

L’ascesa pubblica e politica di Rizzoli lo porta, con l’arrivo dei Savoiardi, a divenire medico consulente della Real Casa e ad aiutare, assieme ad altri medici lo stesso Garibaldi a guarire dalla sua ferita e ad evitargli l’amputazione della famosa gamba (1862).

Nonostante gli importanti contributi scientifici e dirigenziali (tra cui la sovrintendenza degli ospedali cittadini) e la fama raggiunta, Rizzoli viene aspramente contrastato dal  ministero della Pubblica Istruzione che, ricevute le sue continue rimostranze sulla situazione degli ospedali Azzolini, decide di collocarlo a riposo allontanandolo, nel 1865, dall’insegnamento.

L’ospedale Azzolini, sorto alla fine del Seicento ed ammodernato solo parzialmente nel 1808, aveva da subito mostrato al medico le difficoltà logistiche e igieniche, motivo di disaccordo appunto con il ministero.

Nonostante la messa a riposo, dedito totalmente al suo lavoro, diventa primario di Chirurgia al nuovo  “Ospedale Maggiore”, che nel 1857 aveva radunato i centrali e antiquati “Ospedali della Vita e della Morte” e numerose strutture mediche religiose in una più moderna e decentrata struttura sanitaria.

Nel 1868 l’Università gli conferisce il titolo di professore emerito dando finalmente ragione alle sue lamentele sull’Ospedale Azzolini, che l’anno seguente viene definitivamente chiuso, una volta trasferite le cliniche accanto a quelle già esistenti nell’Ospedale di S. Orsola, tutt’oggi policlinico universitario. Severo e rigoroso, Rizzoli rifiuta di tornare all’insegnamento.

Spinto dalla passione e dalla vastissima esperienza, Rizzoli è in prima linea con la giunta comunale Cassarini  per organizzare un sistema democratico di istruzione pubblica e un innovativo servizio medico domiciliare che viene istituito un anno dopo la sua morte.

Nonostante la fama, la ricchezza e le moltissime cariche istituzionali, mantiene il riserbo di un uomo votato alla professione, celibe e parsimonioso, tanto da accumulare un enorme patrimonio, anche immobiliare. Nel suo palazzo su Strada Maggiore, ospita Giosuè Carducci, suo contraltare umanistico della riscossa universitaria della seconda metà dell’Ottocento.

Francesco Rizzoli appartiene alla folta famiglia dell’Alma Mater Studiorum, i cui esponenti di spicco, come Ulisse Aldrovandi, lasciano per testamento doni ed eredità a beneficio della città e dell’università stessa. 
Grazie a Francesco Rizzoli, chirurgo e  filantropo, l’ortopedia, già prevista da Ippocrate ma reintrodotta negli insegnamenti universitari solo negli anni ’40 dell’Ottocento, può  avvalersi di un nuovo sistema ospedaliero, specialistico e attento alla degenza e alla riabilitazione: l’isolato complesso di San Michele in Bosco, inaugurato nel 1896 come Istituto Ortopedico Rizzoli, diventa da subito eccellenza internazionale della chirurgia ortopedica e traumatologica, tutt’oggi supportata dalle sperimentazioni e dalle professionalità universitarie.

La Terrazza dei Bambini: un progetto per i pazienti pediatrici del Rizzoli che unisce un’intera comunità.

Con grande entusiasmo esprimiamo la nostra più sincera gratitudine a tre importanti realtà del mondo dell’associazionismo che operano al Rizzoli, per aver scelto di sostenere il progetto della Terrazza. Ecco cosa ci hanno raccontato Marco Fantoni, presidente di Agimap, Sabrina Bergonzoni, presidente di AGITO e Giovanni Bitonti, presidente di Clown 2.0

Marco Fantoni, presidente di Agimap

Cosa vi ha spinto a voler sostenere il progetto “La Terrazza dei Bambini”? Perché lo ritiene importante? Come pensa possa possa migliorare la qualità della vita dei giovani pazienti?

Quando ci è stata segnalata questa iniziativa ci siamo chiesti se ed in che modo potesse collimare con gli obiettivi di Agimap Italia Onlus e abbiamo constatato che calzava a pennello con quanto ci proponiamo di fare ormai da oltre 10 anni: essere al fianco di bambini in difficoltà, in Italia e nel Mondo. Dopo aver supportato le Missioni MPDA in Zimbabwe abbiamo pensato fosse importante fare qualcosa nella nostra città: abbiamo dunque sposato questo progetto bolognese, ma rivolto a bambini provenienti da tutta Italia e, in qualche caso, da altre parti del Mondo. Una sorta di viaggio immaginario però con i piedi ben piantati per terra, … anzi in Terrazza!  Un progetto che nasce a Bologna e arriva ovunque necessario. La Terrazza dei Bambini per noi è quel luogo lontano dalla sofferenza ma vicino alla cura, luogo dove i piccoli pazienti del Rizzoli (e le loro famiglie) possono trovare sollievo dalla pesantezza che si prova ad essere ricoverati o ad assistere qualcuno che deve essere curato. Gioco e cura: un abbinamento che crediamo vincente per l’obiettivo vero, la guarigione! Come potevamo non sostenerlo?!

Varie associazioni si stanno attivando a sostegno di questo progetto e noi ne siamo molto grati. Secondo Lei, questi gesti di grande generosità nati da Enti del Terzo Settore a sostegno di un progetto di un altro Ente, possono rappresentare una buona prassi anche per altri? Quale può essere l’importanza di avere una visione e obiettivi comuni?

Domanda facile e la cui risposta è racchiusa nelle tre parole del nostro motto: INSIEME E’ MEGLIO. Il motore che sostiene i nostri sforzi sta tutto in queste tre parole, ce lo ripetiamo spesso, soprattutto quando siamo un po’ stanchi o scoraggiati. Tante volte e in ambiti diversi ci siamo resi conto di come INSIEME E’ MEGLIO non sono solo parole ma un concetto pieno di forza e speranza. Potremmo aggiungere anche: nessuno si salva da solo. Questo motto vale in molti campi e ancor più nella collaborazione tra Enti, del Terzo Settore e non: quando c’è un obiettivo comune basta prendersi per mano e camminare insieme, perché  appunto INSIEME E’ MEGLIO. Avremmo avuto la forza da soli di realizzare questo progetto? Assolutamente no! Insieme ad altri siamo riusciti, orgogliosamente, ad esserne parte. E se è vero che è importante realizzare l’obiettivo, è altrettanto importante arrivarci in modo educativo sia per i nostri associati, sia per coloro che beneficiano del nostro aiuto. Siamo sicuri che questa volta l’obiettivo lo abbiamo centrato in pieno!

Sabrina Bergonzoni, presidente di AGITO

AGITO ODV ha aderito con entusiasmo al progetto “La Terrazza dei Bambini”. La nostra associazione è composta da tanti genitori e familiari di pazienti, molti dei quali pediatrici, che sono stati in cura presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli con diagnosi di sarcoma osseo e pertanto riconosciamo l’alto valore di uno spazio accogliente e funzionale a loro dedicato. AGITO nasce con l’obiettivo di migliorare l’accoglienza e la degenza dei pazienti con tumore osseo e in particolare dei bambini e dei ragazzi: la nostra esperienza ci ha fatto comprendere l’enorme importanza che riveste ogni giorno di vita di questi ragazzi, anche e soprattutto durante i ricoveri. Durante il ricovero il bambino riceve, oltre alla cura farmacologica, quell’ attenzione e cura emotiva che, insieme alla famiglia, gli consente di affrontare con più forza il percorso terapeutico, di allentare la tensione emotiva e di migliorare l’adesione alle terapie. Un ambiente in cui un bambino può sentirsi comunque “bambino”, e non solo un malato, contribuisce a tutto questo. Un ambiente polifunzionale pensato ad hoc è un contenitore fondamentale per realizzare progetti loro dedicati; gli spazi per studiare, per giocare, per fare dei laboratori o per fare musica o anche semplicemente per stare insieme ai coetanei aiutano il ragazzo a ritrovare una dimensione di “normalità” all’interno dell’ambiente ospedaliero. Normalità che è una conquista durante la malattia. Siamo convinti che chiunque operi per i pazienti pediatrici all’interno dell’ospedale dovrebbe sostenere questo progetto e rendersi disponibile per ogni confronto. Come organizzazione di volontariato siamo orientati al malato e a sostenere ogni iniziativa che possa portargli beneficio: è nostra convinzione da sempre che le conquiste più belle si ottengono quando si uniscono più forze, sia economiche che morali. Ogni ente del terzo settore è prezioso in quanto può aggiungere un tassello e portare una visione che completa quella degli altri, contribuendo a rendere il quadro d’insieme davvero ricco e funzionale. Ringraziamo la Fondazione Rizzoli per avere avviato questo progetto da cui tutti trarremo beneficio: aiuterà anche noi associazioni a lavorare meglio con i piccoli pazienti.

Gianni Bitonti, presidente di Clown 2.0

Cosa ha la vostra associazione spinto a voler sostenere il progetto “La Terrazza dei Bambini”? Perché lo ritiene importante? Come pensa possa possa migliorare la qualità della vita dei giovani pazienti?

“Un sorriso non guarisce ma aiuta a stare meglio”.  Da sempre questa è una delle frasi che più rappresenta l’associazione Clown 2.0 ODV: la nostra mission è portare buonumore attraverso il naso rosso, ma siamo consapevoli che il semplice sorriso non può tutto. Sin dalla costituzione dell’associazione tutti i volontari clown di corsia sono impegnati non solo a portare il sorriso nella pediatria ortopedica dell’Istituto Ortopedico Rizzoli e in contesti di disagio in Italia e nel mondo, ma anche a supportare in tutti i loro bisogni primari i minori incontrati. I piccoli che sono in cura al Rizzoli non hanno bisogno di beni alimentari, sono in un luogo in cui ricevono cure eccellenti e in Italia l’istruzione è garantita sino a 18 anni: alla luce di ciò ci siamo interrogati su come riuscire ad offrire qualcosa in più, di più concreto, oltre al sorriso e al buonumore. La risposta è ovviamente nel progetto della “Terrazza dei bambini”: progetto che unisce un luogo in cui si materializza l’eccellenza delle cure, affiancate all’alto contributo apportato dalle associazioni, e uno spazio dovei piccoli pazienti e le loro famiglie possono costruire ricordi positivi, nonostante l’ospedalizzazione. 

Alcune associazioni si stanno attivando nel sostenere questo progetto e noi ne siamo molto grati: secondo Lei, questi gesti di grande generosità nati da Enti del Terzo Settore a sostegno di un progetto di un altro Ente, potrebbero rappresentare una buona prassi anche per altri? Quale può essere l’importanza di avere una visione e obiettivi comuni?

L’Emilia Romagna è la culla dell’associazionismo, anche se negli ultimi due decenni si sta assistendo ad un progressivo isolamento delle singole realtà associative. Spesso realtà sociali anche molto vicine tendono a parlarsi poco, incontrarsi meno e condividere gli obiettivi con estrema rarità. L’idea di sostenere questo progetto assieme ad AGIMAP Italia Onlus e AGITO ODV mi riempie di gioia perché il sostegno condiviso getta le basi affinché “la Terrazza dei bambini” sia luogo in cui più associazioni, pediatriche e non, possono trovare incontro e compartecipazione per il bene comune. Spero che molte altre realtà aderiscano a questa cordata associativa: insieme possiamo cambiare il futuro di molti bambini e bambine.