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Violenza sottopelle

Violenza sottopelle

Riconoscere precocemente i segni clinici della violenza nelle relazioni d’intimità

Ci sono lesioni e segni che, presi singolarmente, sembrano comuni: una distorsione, una frattura, una caduta domestica, un trauma apparentemente accidentale. Episodi che ogni giorno arrivano in pronto soccorso e che, nella maggior parte dei casi, vengono trattati come eventi isolati.

A volte però quei segni, osservati nel tempo e messi in relazione tra loro, raccontano qualcosa di diverso.

Violenza Sottopelle nasce da questa consapevolezza: capire come alcuni pattern clinici ricorrenti possano aiutare a riconoscere precocemente situazioni di violenza nelle relazioni d’intimità, prima che arrivino a forme più gravi.

Il progetto nasce e si sviluppa nel quadro della collaborazione tra IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli  e Istituto di Informatica Giuridica e Sistemi Giudiziari del Consiglio Nazionale delle Ricerche, trovando nel contesto clinico-assistenziale del Rizzoli il proprio ambito operativo e sperimentale e uno specifico punto di osservazione.

Il Rizzoli, infatti, non intercetta quasi mai episodi estremi: essendo un pronto soccorso ortopedico specialistico e diurno, vede soprattutto lesioni considerate “minori”. Ed è proprio qui che può aprirsi uno spazio importante di osservazione e prevenzione.

La scelta di concentrarsi sulla violenza sulle donne, nelle relazioni d’intimità, nasce anche da una necessità sociale urgente. L’alto numero di femminicidi e casi di violenza emersi rappresenta solo la punta dell’iceberg, con alla base una parte molto più ampia e sommersa di episodi precoci, ambigui, spesso non riconosciuti né dichiarati, che nel tempo rischiano di trasformarsi in un’escalation in cui la violenza può essere osservata come processo progressivo. Una dinamica che evolve, si ripete, aumenta di intensità e lascia tracce che, se lette nel loro insieme, possono aiutare a intervenire prima.

I segnali di violenza che spesso restano invisibili

Tra il 2020 e il 2024, il Pronto Soccorso Ortopedico del Rizzoli ha registrato circa 20.000 accessi di donne. Solo una piccola parte dei casi riportava esplicitamente una situazione di violenza. Un dato che racconta bene quanto il sommerso sia ancora ampio.

Da qui è iniziato un lavoro di analisi sui casi dichiarati, sulle tipologie di lesione più frequenti, sugli accessi ripetuti nel tempo e su alcuni indici di sospetto: dinamiche poco chiare, traumi ricorrenti, escalation nella gravità delle lesioni, fratture compatibili con gesti di difesa.

Anche elementi apparentemente secondari possono diventare significativi se inseriti in un quadro più ampio. Per esempio, alcuni traumi distorsivi della colonna vertebrale – poco presenti nella letteratura scientifica su questi temi – compaiono con una certa frequenza nei casi osservati dal gruppo di ricerca.

Un progetto tra ricerca, clinica e prevenzione

Il progetto sta attraversando diverse fasi di sviluppo.

Una parte del lavoro ha riguardato lo studio retrospettivo delle casistiche cliniche e la definizione di possibili pattern ricorrenti. Parallelamente, il gruppo di lavoro sta valutando strumenti che possano aiutare i professionisti sanitari a leggere questi segnali in modo più strutturato, integrando dati clinici, frequenza degli accessi e andamento delle lesioni nel tempo.

In prospettiva, il progetto intende sviluppare percorsi e strumenti gestionali a supporto del personale sanitario, capaci di rafforzare la capacità degli ospedali di riconoscere precocemente, documentare e gestire le situazioni a rischio, favorendo una migliore applicazione della normativa vigente e delle linee guida nazionali. Tali strumenti mirano inoltre a contribuire all’attivazione e al rafforzamento di percorsi di protezione e supporto condivisi con gli attori del territorio, nel rispetto della privacy, dei protocolli sanitari, della valutazione professionale e dell’autodeterminazione della persona.

Questo significa, per esempio:

  • dedicare maggiore attenzione clinica alla presa in carico;
  • approfondire il colloquio con la persona;
  • documentare in modo più preciso e dettagliato alcune lesioni;
  • costruire una refertazione clinica più completa, che possa eventualmente diventare utile anche in percorsi futuri di tutela o denuncia;
  • orientare, quando necessario e nel rispetto della volontà della persona, verso servizi territoriali e centri specializzati.

L’obiettivo non è sostituire il medico o “certificare” automaticamente una situazione di violenza, ma aiutare il sistema sanitario a sviluppare uno sguardo più attento e consapevole verso quei casi che oggi rischiano di passare inosservati.

Formare per riconoscere la violenza

Un altro aspetto centrale riguarda la formazione.

Riconoscere i segnali della violenza non significa soltanto individuare una lesione. Significa anche sapere come accogliere una persona, come affrontare una situazione delicata, come documentare correttamente alcuni elementi clinici e come orientare verso i servizi presenti sul territorio.

Per questo il progetto prevede momenti formativi dedicati agli operatori sanitari, sia sugli aspetti clinici sia su quelli giuridici e relazionali.

L’idea è contribuire a costruire una cultura sanitaria capace di leggere questi segnali in modo più consapevole, evitando sia il rischio di sottovalutazione sia quello di interventi invasivi o non rispettosi dell’autodeterminazione della persona.

Guardare oltre la singola lesione

La violenza non sempre si presenta in modo evidente. A volte lascia tracce piccole, frammentate, difficili da leggere se osservate separatamente.

Violenza Sottopelle nasce dall’idea che anche la sanità possa avere un ruolo importante nell’intercettare questi segnali, contribuendo a costruire percorsi di prevenzione e protezione più precoci.

Per farlo servono ricerca, collaborazione tra competenze diverse, strumenti adeguati e una rete capace di lavorare insieme. Serve soprattutto uno sguardo che sappia andare oltre la singola lesione.

Sostieni ora la ricerca: ogni donazione può aiutarci a creare gli strumenti per riconoscere precocemente situazioni di violenza!


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