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Il filo giallo

Scriviamo insieme una nuova pagina per la cura dei sarcomi

Ci sono malattie che colpiscono proprio quando la vita inizia a prendere forma. I sarcomi ossei riguardano più frequentemente bambini, adolescenti e giovani adulti

I sarcomi ossei sono tumori rari, complessi ed eterogenei, veri e propri labirinti biologici. Il filo giallo nasce dalla volontà di attraversare questa complessità per trovare nuove possibilità di cura più efficaci e mirate.

Oggi chi riceve una diagnosi di sarcoma affronta percorsi terapeutici che, pur salvando la vita, hanno spesso un impatto molto pesante: chemioterapie aggressive, effetti collaterali a lungo termine, interventi invasivi e, in molti casi, amputazioni.

Per questo al Rizzoli vogliamo aprire una nuova strada nella ricerca sui sarcomi ossei: comprendere meglio questi tumori per sviluppare cure più precise, personalizzate e meno invasive.

Perché fare ricerca sui sarcomi proprio all’Istituto Ortopedico Rizzoli?

L’Istituto Ortopedico Rizzoli custodisce una delle più importanti biobanche di sarcomi al mondo: un patrimonio di campioni tumorali costruito in oltre un secolo di ricerca, cura e diagnosi.

Qui convivono e lavorano insieme competenze uniche:

  • il Laboratorio di Oncologia Sperimentale
  • l’Anatomia Patologica
  • la Chirurgia Oncologica
  • l’Osteoncologia

Un’integrazione tra ricerca e clinica che rende possibile studiare i sarcomi in modo estremamente approfondito, partendo dagli stessi pazienti e dagli stessi casi clinici.

È questa combinazione a rendere il Rizzoli uno dei pochissimi luoghi al mondo in cui una ricerca di questo tipo può nascere.

Il progetto: la trascrittomica spaziale

La ricerca avviata dalla Dr.ssa Katia Scotlandi e dal Dr. Marco Gambarotti introduce, per la prima volta applicata ai sarcomi ossei, una tecnologia chiamata trascrittomica spaziale.

In termini semplici, questa tecnologia permette di osservare il comportamento dell’RNA cellula per cellula, direttamente all’interno del tessuto tumorale, creando una sorta di mappa biologica del sarcoma.

A differenza di molti altri tumori, i sarcomi non dipendono da una singola mutazione genetica: sono veri e propri “labirinti biologici”, composti da cellule molto diverse tra loro.

La trascrittomica spaziale permette di entrare dentro questa complessità e individuare quei meccanismi che rendono vulnerabile il tumore, aprendo la strada a nuove possibilità terapeutiche.

Se prendi i profili genetici dei nostri pazienti e li metti uno accanto all’altro, non ne trovi due uguali. Sono tumori rari e profondamente eterogenei: è questa combinazione a rendere tutto così difficile, e a rendere necessario studiarli cellula per cellula.

– Dr.ssa Katia Scotlandi, Direttrice del Laboratorio di Oncologia Sperimentale, IOR

Cosa può cambiare per i pazienti

L’obiettivo della ricerca è concreto: trovare nuovi bersagli terapeutici che permettano di superare i limiti delle cure attuali.

Significa lavorare per:

  • ridurre l’utilizzo di chemioterapie aggressive;
  • diminuire gli effetti collaterali a lungo termine;
  • evitare, dove possibile, interventi demolitori e amputazioni;
  • migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Guarire è fondamentale, ma oggi la ricerca può aiutarci a immaginare qualcosa di più: cure che permettano di continuare a vivere pienamente anche dopo la malattia.

Il ruolo della Fondazione Rizzoli nella ricerca per la cura del sarcoma

Questo progetto nasce grazie al sostegno della Fondazione Rizzoli.

La Fondazione rende possibile ciò che il sistema sanitario, da solo, non può sostenere: tecnologie avanzate, nuove linee di ricerca, innovazione scientifica e strumenti capaci di aprire strade ancora inesplorate.

Sostenere questa ricerca significa contribuire concretamente alla costruzione delle cure di domani.

Sostieni ora la ricerca sui sarcomi: ogni donazione può aiutarci a scrivere insieme una nuova pagina per le cure del domani >> DONA QUI!


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