Farsi le ossa – Prevenzione osteoporosi
Proteggere l’autonomia, prima che si spezzi.
Identificare precocemente e trattare l’osteoporosi significa prevenire le fratture da fragilità e aiutare sempre più persone a conservare la propria autonomia.
Con un percorso diagnostico innovativo, il Rizzoli vuole individuare precocemente i pazienti a rischio e intervenire prima che una caduta cambi per sempre la loro qualità di vita.
L’osteoporosi è una malattia silenziosa. Per anni può non dare alcun segnale, mentre le ossa perdono progressivamente densità e resistenza. Spesso la diagnosi arriva solo dopo una frattura, quando è ormai evidente quanto la fragilità ossea possa incidere sulla vita delle persone.
Una sfida clinica, ma anche sociale.
In Italia interessa circa 3,5 milioni di donne e oltre un milione di uomini, numeri destinati a crescere con l’invecchiamento della popolazione. Le fratture da fragilità rappresentano una delle principali cause di perdita dell’autonomia nelle persone anziane: dopo una frattura di femore, circa la metà dei pazienti non recupera completamente la propria autosufficienza e, in molti casi, diventa necessario un supporto assistenziale continuativo.
Anche l’esperienza dell’Istituto Ortopedico Rizzoli racconta quanto ci sia ancora da fare sul fronte della prevenzione. Tra il 2024 e il 2025, dei 372 pazienti ricoverati per una frattura di femore e presi in carico nel percorso dedicato alla fragilità, solo 7 (il 2%) erano già in trattamento con farmaci per l’osteoporosi al momento del ricovero. Meno del 20% assumeva vitamina D e/o calcio. Un dato allarmante, che dimostra come troppo spesso si intervenga solo dopo che la frattura si è già verificata.
Per questo l’Istituto Ortopedico Rizzoli vuole sviluppare un percorso dedicato alla diagnosi precoce e alla presa in carico dell’osteoporosi, con l’obiettivo di individuare le persone più a rischio prima che si verifichi una frattura e accompagnarle lungo un percorso di prevenzione e monitoraggio.
Il progetto integra tecnologie diagnostiche complementari per offrire una valutazione sempre più accurata della salute dell’osso. Tra queste c’è la REMS (Radiofrequency Echographic Multi Spectrometry), una metodica innovativa che utilizza gli ultrasuoni e non impiega radiazioni ionizzanti.
Grazie alla sua rapidità e sicurezza, la REMS permette di effettuare uno screening sistematico dei pazienti più fragili, come quelli affetti da patologie reumatologiche, individuando con maggiore tempestività chi necessita di approfondimenti diagnostici.
La densitometria ossea DXA
Ora il nostro obiettivo è che il percorso prosegua con l’acquisto di un nuovo densitometro osseo DXA, attrezzatura considerata il riferimento internazionale per la diagnosi dell’osteoporosi.
La tecnologia che vogliamo mettere a disposizione dell’Istituto integra un innovativo software Trabecular Bone Score (TBS) che consentirebbe di valutare meglio la qualità dell’osso, individuando situazioni di fragilità che potrebbero sfuggire alla sola misurazione della densità minerale.
Vogliamo costruire un percorso diagnostico sempre più completo, capace di integrare screening, diagnosi e monitoraggio all’interno dello stesso Istituto, evitando che i pazienti a rischio interrompano il proprio percorso di cura e consentendo interventi sempre più precoci e personalizzati.
La prevenzione non inizia quando compaiono i primi sintomi, inizia molto prima
L’osteoporosi non è una malattia dell’età avanzata. È una fragilità che si costruisce nel tempo e che, proprio per questo, può essere prevenuta molto prima che compaiano le prime fratture.
L’osteoporosi, infatti, non riguarda soltanto la terza età. La salute delle ossa si costruisce durante tutta la vita, attraverso uno stile di vita attivo, una corretta alimentazione, un adeguato apporto di calcio e vitamina D e l’eliminazione dei principali fattori di rischio, come il fumo e la sedentarietà.
Intervenire precocemente significa aumentare le possibilità di arrivare all’età adulta con un patrimonio osseo più forte e ridurre il rischio di fratture negli anni successivi.
Sostenere questo progetto significa aiutare il Rizzoli a rendere la prevenzione dell’osteoporosi sempre più efficace, offrendo ai pazienti tecnologie diagnostiche avanzate, percorsi di cura dedicati e una presa in carico capace di proteggere ciò che conta di più: la possibilità di continuare a vivere una vita autonoma.
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