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Tag: #lastoriadelrizzoli

Il nostro grazie a Leonardo e Glenda

Il nostro grazie a Leonardo e Glenda, sposi dal cuore generoso.

Leonardo è un giovane uomo di 31 anni pieno di vita e travolge con la sua energia: pratica tantissimi sport, ha tantissimi amici con cui ama fare cene casalinghe o andare al cinema.
Accanto a lui c’è Glenda, si sono sposati meno di un mese fa e si conoscono dal liceo: da come si guardano si capisce quanto amore c’è tra loro.

Il giorno del proprio matrimonio è un giorno speciale: Leonardo e Glenda sono stati d’accordo fin da subito nel voler rendere il loro matrimonio un giorno ancora più speciale con una piccola donazione a chi aiuta gli altri: nel giorno più bello della loro vita hanno scelto le bomboniere solidali dell’Istituto Rizzoli: la loro donazione andrà a supportare il progetto “La Terrazza dei Bambini”.

Leonardo è stato un piccolo paziente dell’ortopedia pediatrica e ci dice: “Sapere che un bambino potrà passare anche solo un’ora spensierata grazie al nostro aiuto, rende questo giorno ancora più bello.”

Leonardo è nato con una malformazione che impediva una normale deambulazione. Preso in cura dall’equipe della Struttura Complessa di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica, figure che hanno un posto di rilievo nel suo cuore, affronta più operazioni e per 5 anni porta il fissatore di Ilizarov. “Me lo ricordo benissimo: giocava a calcio con le stampelle! Niente lo ha mai fermato!” E’ Glenda a raccontarci come Leonardo non abbia pensato per un attimo a farsi abbattere e proprio lei gli ha proposto di realizzare le bomboniere solidali per l’Istituto Rizzoli. Le bomboniere, che hanno creato loro stessi con amore, sono bellissime e ne sono molto orgogliosi, a chiuderle un piccolo anello prodotto da Leonardo con la sua stampante 3D: è diventato ingegnere meccanico e crea tutto quello che può con la sua stampante.

Mentre ci salutiamo suona il campanello: sono gli amici, stasera si va tutti al cinema! Domani Leonardo gioca a paddle, dopodomani c’è il tiro con l’arco, e poi il tennis…

Grazie Leonardo e Glenda!

Medici, botanici e alchimisti. Viaggio tra scienza e arte nelle collezioni del Rizzoli

“Medici, botanici e alchimisti. Viaggio tra scienza e arte nelle collezioni del Rizzoli”: la nuova mostra in allestimento nello spazio museale della Biblioteca dell’Istituto Ortopedico Rizzoli apre domenica 8 ottobre 2023.

La passione per lo studio della natura ha permeato il Rinascimento ispirando innumerevoli ricerche sulle piante e le loro proprietà curative. La mostra nasce nel solco di tali conoscenze e ispirazioni svelandoci la connessione straordinaria tra la Scienza e l’Arte che continua a ispirare e a celebrare la bellezza della natura.

La responsabile delle Biblioteche Scientifiche dell’Istituto Ortopedico Rizzoli Patrizia Tomba e la nota scultrice Mirta Carroli allestiscono un’esposizione che connette Scienza e Arte.

Già negli erbari più antichi troviamo l’Albero della Vita, simbolo di nascita e rinascita con radici in molte culture: tronco, rami, foglie, fiori, frutti, radici, sono stati accuratamente osservati e acquarellati in splendide tavole.

L’artista Mirta Carroli, partendo dal concetto di Leonardo da Vinci “… ha messo la natura la foglia degli ultimi rami di molte piante che sempre la sesta è sopra la prima…”, crea un personale “Albero della Vita” le cui foglie richiamano un prezioso monile a forma di foglia ogivale esposto nella teca centrale dello spazio museale della Biblioteca.

Entrambe le opere dialogano con i preziosi libri della Donazione Putti come il Commentarii, dato alle stampe dal medico Pietro Andrea Mattioli nel 1554: un’enciclopedia farmacologica caratterizzata da magnifiche xilografie a colori in cui sono descritte centinaia di piante e le loro potenzialità.

A concludere la mostra alcune opere con studio dal vero di Remo Scoto (1898-1965), uno dei disegnatori anatomici più apprezzati in Italia.

L’esposizione inaugura domenica 8 ottobre alle ore 17 e a seguire, alle ore 18, nella Sala Vasari, il concerto curato dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.

Sempre domenica 8 ottobre l’Istituto Ortopedico Rizzoli propone visite guidate alla biblioteca cinquecentesca dell’Ospedale, antico luogo di studio dei monaci olivetani, affrescata nel 1677 da Domenico Maria Canuti, allievo di Guido Reni. La Biblioteca conserva una delle più rare e complete collezioni librarie esistenti in campo ortopedico. L’evento cade nella seconda giornata nazionale degli Ospedali Storici Italiani organizzata da ACOSI (Associazione Culturale Ospedale Storici Italiani).
Visite guidate gratuite: ore 15, 15.30, 16 e 16.30 per gruppi di massimo 15 persone a turno. Per info e prenotazioni biblioteca@ior.it

Occasioni davvero imperdibili per conoscere l’importante patrimonio artistico dell’Istituto!

Appartiene a questo patrimonio anche il giardino all’italiana, ora in disuso, voluto dal Professor Putti che trasformò quello che era uno spazio riservato ai soli pazienti in un giardino in stile rinascimentale facendo costruire eleganti aiuole, una balaustra in pietra, una scalinata, una fontana circolare e alcune panchine.

La Fondazione è impegnata nel progetto di ripristino del giardino all’italiana dell’Ospedale: un passo importante per restituire l’eleganza e la bellezza del luogo rendendolo fruibile a pazienti e visitatori.

L’Officina Ortopedica Rizzoli

Una storia che parte da lontano, una storia che possiamo raccontarvi grazie alla visione innovativa che da subito si afferma al Rizzoli e che trova nel professor Pietro Panzeri, direttore all’Istituto Ortopedico Rizzoli nel periodo 1896-1898, prima di Alessandro Codivilla, un attento interprete: grazie alla sua determinazione e lungimiranza nasce l’Officina Ortopedica

Il professor Panzeri riteneva fondamentale dotare l’Istituto di un’officina interna e un meccanico ortopedico per poter costruire apparecchi fatti sullo stesso corpo del paziente, adattandoli e commisurandoli ai suoi difetti e ai bisogno della cura: apparecchi su misura.

L’Officina trova posto nei sotterranei nell’angolo nord-est dell’Istituto e viene fornita delle macchine e degli strumenti necessari alla perfetta costruzione degli apparecchi; la direzione temporanea, a partire dal primo gennaio 1898, viene affidata alla ditta Lollini, operante a Bologna dal 1836, che godeva di buona fama in Italia e all’estero nel settore della strumentazione medico-chirurgica. L’Officina diventa operativa nel gennaio del 1901 quando Alessandro Codivilla, già direttore del nosocomio dal 1899, decide di affidarne definitivamente l’appalto ad Augusto Lollini, il più giovane dei titolari. Nel 1907 si ampliano i locali dell’officina per consentire le lavorazioni di calzoleria, della corameria e della celluloide.

Nel 1910 l’Officina è composta da 8 meccanici, un sellaio, un calzolaio, un tecnico, due arrotini, una bustaia e due impiegati: il successo riscontrato e la mole aumentata di lavoro necessitano di spazi più ampi e vengono quindi messi a disposizione quattro locali sotterranei e tre al piano terra. Le lavorazioni più pericolose erano effettuate in locali idonei, separati dagli altri. Si acquistano i macchinari per la lavorazione dei materiali grezzi per poter seguire tutto il processo di lavorazione, fino ad ottenere lo strumento finito. Il lavoro è così preciso e coordinato che si avvia un primo tentativo di industrializzazione: per le operazioni più semplici la manodopera meno qualificata viene sostituita da macchine apposite. L’Officina è così in grado di produrre anche mobilio per sale operatorie, macchinari per chinesiterapia, ferri chirurgici e autoclavi.

L’Officina risulta sempre più fondamentale per poter realizzare con comodità e velocità le prove degli apparecchi: i medici possono seguirne la realizzazione commisurandoli ai problemi del malato ed alle cure relative.

Nel 1915 l’Officina passa in gestione totale all’Istituto Rizzoli: con l’entrata in guerra dell’Italia Vittorio Putti, che nel frattempo era diventato direttore unico, intuisce la necessità di riorganizzare e potenziare l’attività produttiva in quanto l’arrivo dei militari feriti al fronte rende necessario un forte cambiamento. Putti decide di sciogliere il contratto con Lollini dando corso a un’officina ortopedica direttamente controllata dal direttore dell’Istituto.

Durante tutta la guerra l’Istituto Ortopedico Rizzoli si adopera in ogni modo per poter ospitare i feriti e i mutilati che giungono numerosi dal fronte. Tutti gli spazi disponibili, compresi la biblioteca e l’ex refettorio dei monaci, vengono trasformati in sale di degenza. 

L’ Officina assume un ruolo importantissimo e qui vengono costruiti gli arti artificiali di migliaia di mutilati: manufatti razionali e funzionali, ma anche validi esteticamente, grazie all’opera di Augusto Fusaroli, valente artigiano, al quale si devono anche la biblioteca e lo studio di Putti (1924-1925).

La produzione dell’Officina assume un respiro internazionale ed ha più volte occasione di confrontarsi con industrie sanitarie nazionali ed estere: nel 1917 partecipa alla prima Esposizione Nazionale delle Protesi a Bologna e a quelle annesse alle Conferenze Interalleate Sanitarie di Parigi (1917), Londra (1918), Roma (1919), dove si distingue sempre per il valore delle sue lavorazioni.

Il Ministero della Guerra e l’Opera Nazionale Invalidi di Guerra (ONIG) le attribuiscono il titolo di “Officina Nazionale di Protesi”: dall’inizio delle ostilità a tutto il 1920 vengono prodotti 8500 apparecchi di protesi, 6100 calzature, 2200 apparecchi ortopedici.

Superata l’emergenza bellica si cerca di migliorare l’organizzazione dell’Istituto decentrando alcuni dei servizi all’esterno: le officine vengono trasferite in Via Panoramica, oggi Via Codivilla, in una sede più spaziosa e funzionale. Nascono poi alcune filiali in Italia: Genova nel 1921, Bari nel 1922, Trieste nel 1923. Nel tempo si è arrivati a coprire l’intero territorio nazionale

Da una piccola officina nei sotterranei alla stampa in 3D: con orgoglio possiamo dire che l’Istituto Ortopedico Rizzoli è stato pioniere nel campo delle protesi e della loro personalizzazione, diventando leader nell’innovazione delle cure su misura.

Laboratorio fotografico: un nuovo spazio museale.

Il progetto Rizzoli su Misura dell‘Istituto Ortopedico Rizzoli prevede la realizzazione, nello spazio che un tempo era dedicato al Laboratorio fotografico, di un 3D Lab con postazioni e stampanti 3d di ultima generazione.

Ma non è tutto: uno spazio museale aperto al pubblico verrà presto realizzato a fianco di questo laboratorio altamente tecnologico: spazio che vuole raccontare l’affascinante storia di come, dalle prime radiografie diagnostiche e fotografie della fine del 1800 si sia arrivati oggi a progettare elementi ad hoc per ogni paziente; di come gli strumenti di analisi utilizzati solo un secolo fa, che oggi appaiono oggetti antichissimi, siano in realtà gli antenati delle tecnologie 3D che permetteranno al Rizzoli di essere sempre luogo d’eccellenza e all’avanguardia nella diagnosi e cura.

L’Istituto Rizzoli, oltre al suo importante patrimonio storico-artistico rappresentato dal complesso architettonico dell’ex Convento di San Michele in Bosco e dalle opere Seicentesche in esso presenti, vanta anche un ricco patrimonio storico-scientifico che racconta la sua storia e il progresso medico nel campo dell’ortopedia. 

Questo patrimonio, situato nei depositi dell’ospedale, ha raccolto nel corso degli anni migliaia di negativi fotografici in vetro datati dal 1896 al 1970, pellicole 16mm dagli anni ’70 agli anni ’90 e strumenti d’epoca utilizzati per l’analisi delle radiografie. Inoltre è presente una collezione di scheletri e parti anatomiche affette da patologie ortopediche che raccontano sia la storia dell’Istituto Rizzoli che il progresso medico-scientifico nel corso del tempo.

Fino ad ora, questi preziosi oggetti sono rimasti inaccessibili al pubblico, ma presto avranno uno spazio espositivo proprio negli antichi locali del laboratorio fotografico, adiacenti al 3D Lab. Questo spazio espositivo sarà un luogo in cui la storia dell’Istituto Rizzoli e i progressi nella ricerca e nel trattamento delle patologie ortopediche potranno essere rivelati e condivisi con il pubblico.

Attraverso la mostra di negativi fotografici, pellicole, strumenti d’epoca e parti anatomiche, i visitatori avranno l’opportunità di immergersi nella storia dell’Istituto Rizzoli e scoprire come sia diventato uno dei migliori istituti ortopedici al mondo. 

L’apertura di questo spazio espositivo a supporto del 3D Lab rappresenterà un punto di incontro tra la storia e la medicina, offrendo una prospettiva unica sulle scoperte e le innovazioni nel campo dell’ortopedia nel corso dei secoli, oltre che  un’occasione per valorizzare il patrimonio storico-scientifico dell’Istituto Rizzoli e renderlo accessibile a un pubblico più ampio. Sarà un luogo di scoperta e apprendimento non solo per i pazienti e i professionisti sanitari, ma anche per gli appassionati di storia, gli studenti e il pubblico in generale.

Francesco Rizzoli, il “chirurgo filantropo”

Nel 1879 un anziano chirurgo, ormai prossimo alla morte, acquista l’ex convento di San Michele in Bosco, per creare un sofisticato stabilimento ortopedico da donare Bologna, città che tanti anni prima lo aveva accolto.

Un uomo solitario e parsimonioso dedito al miglioramento sociale e scientifico della sua professione, il cui contributo alla costituzione dell’Ortopedia moderna è enorme: l’ortopedia assume nel corso della sua vita un valore particolarmente rilevante, famose le sue operazioni, veloci e meticolose, in un momento storico nel quale la sterilizzazione e l’anestesia  erano solo ai loro albori. 

Molti avranno intuito di chi stiamo parlando: Francesco Rizzoli.

Conosciamo assieme la figura di quest’uomo a cui dobbiamo la nascita dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, oggi tra i più rinomati al mondo.

Francesco Rizzoli nasce a Milano nel 1809 in una famiglia di umile origine.
Il padre, luogotenente di Gioacchino Murat,viene ucciso in un agguato brigantesco e Francesco, ancora bambino, con la sorella Teresa, deve trasferirsi a Bologna sotto la tutela dello zio paterno.

Nonostante le  precarie condizioni economiche, che lasciano un segno in lui tanto da vivere per tutta la vita con una  parsimonia quasi ossessiva, il giovane riesce a  laurearsi sia in Medicina, nel 1829, sia in Chirurgia, nel 1831 per poi subito iniziare un’intensa attività accademica e ospedaliera che parte al “Pio ospedale del Ss. Salvatore” dove sarà primario  fino al 1855, e che lo porta nel 1840 ad ottenere la cattedra di “Chirurgia teorica e ostetrica”.

Dal 1842 è membro del “Collegio medico-chirurgico” ove insegna alle levatrici  la disciplina ostetrica, che proprio a Bologna tra Sette e Ottocento era entrata nei programmi di insegnamento. 

Nel 1855 ricopre la cattedra di “Clinica chirurgica” e assume nello stesso anno la direzione della “Clinica chirurgica universitaria”, ai tempi nell’Ospedale Azzolini nei pressi dell’Università.

Già dal 1852 è presidente della  Società medico-chirurgica di Bologna, ruolo che ricopre sino alla morte.

Dimostra prontezza e abilità gestionale decidendo di accogliere, nei distretti distaccati del suo nosocomio, l’esubero dei malati di colera del 1855: decisione che gli fa ottenere il diploma di aggregazione alla nobiltà bolognese.

L’ascesa pubblica e politica di Rizzoli lo porta, con l’arrivo dei Savoiardi, a divenire medico consulente della Real Casa e ad aiutare, assieme ad altri medici lo stesso Garibaldi a guarire dalla sua ferita e ad evitargli l’amputazione della famosa gamba (1862).

Nonostante gli importanti contributi scientifici e dirigenziali (tra cui la sovrintendenza degli ospedali cittadini) e la fama raggiunta, Rizzoli viene aspramente contrastato dal  ministero della Pubblica Istruzione che, ricevute le sue continue rimostranze sulla situazione degli ospedali Azzolini, decide di collocarlo a riposo allontanandolo, nel 1865, dall’insegnamento.

L’ospedale Azzolini, sorto alla fine del Seicento ed ammodernato solo parzialmente nel 1808, aveva da subito mostrato al medico le difficoltà logistiche e igieniche, motivo di disaccordo appunto con il ministero.

Nonostante la messa a riposo, dedito totalmente al suo lavoro, diventa primario di Chirurgia al nuovo  “Ospedale Maggiore”, che nel 1857 aveva radunato i centrali e antiquati “Ospedali della Vita e della Morte” e numerose strutture mediche religiose in una più moderna e decentrata struttura sanitaria.

Nel 1868 l’Università gli conferisce il titolo di professore emerito dando finalmente ragione alle sue lamentele sull’Ospedale Azzolini, che l’anno seguente viene definitivamente chiuso, una volta trasferite le cliniche accanto a quelle già esistenti nell’Ospedale di S. Orsola, tutt’oggi policlinico universitario. Severo e rigoroso, Rizzoli rifiuta di tornare all’insegnamento.

Spinto dalla passione e dalla vastissima esperienza, Rizzoli è in prima linea con la giunta comunale Cassarini  per organizzare un sistema democratico di istruzione pubblica e un innovativo servizio medico domiciliare che viene istituito un anno dopo la sua morte.

Nonostante la fama, la ricchezza e le moltissime cariche istituzionali, mantiene il riserbo di un uomo votato alla professione, celibe e parsimonioso, tanto da accumulare un enorme patrimonio, anche immobiliare. Nel suo palazzo su Strada Maggiore, ospita Giosuè Carducci, suo contraltare umanistico della riscossa universitaria della seconda metà dell’Ottocento.

Francesco Rizzoli appartiene alla folta famiglia dell’Alma Mater Studiorum, i cui esponenti di spicco, come Ulisse Aldrovandi, lasciano per testamento doni ed eredità a beneficio della città e dell’università stessa. 
Grazie a Francesco Rizzoli, chirurgo e  filantropo, l’ortopedia, già prevista da Ippocrate ma reintrodotta negli insegnamenti universitari solo negli anni ’40 dell’Ottocento, può  avvalersi di un nuovo sistema ospedaliero, specialistico e attento alla degenza e alla riabilitazione: l’isolato complesso di San Michele in Bosco, inaugurato nel 1896 come Istituto Ortopedico Rizzoli, diventa da subito eccellenza internazionale della chirurgia ortopedica e traumatologica, tutt’oggi supportata dalle sperimentazioni e dalle professionalità universitarie.